Light vanity, insatiate cormorant,
Consuming means, soon preys upon itself

Cormorano

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September 11, 2014 at 6:00pm
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La democrazia svilisce tutto perché tutto appiattisce al livello della maggioranza; il tiranno si accontenta del corpo, la democrazia pretende anche l’anima; il tiranno ti opprime, la democrazia ti fa sentire sbagliato, traccia un cerchio invalicabile intorno al pensiero. A comandare è la piazza, a salsicciaio salsicciaio e mezzo. L’individuo non è più il “soggetto qualificato” di cui parlava l’empirismo inglese; proprio il delirio informativo (cui nessuno ha il coraggio di sottrarsi) rende chimerica per i privati qualunque decisione consapevole sul bene comune. Se finisce l’individuo moderno, nemmeno il suo corollario cioè la democrazia ha più senso – malgrado la si continui stancamente a praticare durante le feste comandate, intorno al feticcio dell’urna elettorale. La democrazia è il dio morto della modernità che sopravvive come idolo di cartapesta; la balbuzie dei politologi tradisce l’imbarazzo per un rito funebre che non si può celebrare – per questo si aggrappano agli ultimi fuochi di democrazia insurrezionale, nelle zone del sottosviluppo o nel cuore delle nostre metropoli; ma la democrazia non può essere (non più) un poema di massa.

— Walter Siti, Resistere non serve a niente

4:28pm
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Alfred Hitchcock: Every Cameo

(Source: youtube.com)

September 10, 2014 at 10:28pm
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In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione della luce, quella più congeniale alla retina, una lacrima è il modo con cui la retina - come la lacrima stessa - ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza. In generale, l’amore arriva con la velocità della luce; la separazione, con quella del suono. Ciò che inumidisce l’occhio è questo deterioramento, questo passaggio da una velocità superiore a una inferiore, Poiché siamo essere finiti, una partenza da questa città sembra ogni volta definitiva; lasciarla è un lasciarla per sempre. Perché con la partenza l’occhio viene esiliato nelle province degli altri sensi: nel migliore dei casi, nelle crepe e nei crepacci del cervello. Perché l’occhio non s’identifica col corpo, ma con l’oggetto della propria attenzione. E per l’occhio la partenza è un processo speciale, legato a ragioni puramente ottiche: non è il corpo a lasciare la città, è la città ad abbandonare la pupilla. Allo stesso modo il commiato dalla persona amata provoca dolore, e soprattutto un commiato graduale, chiunque sia a partire e per qualsiasi motivo. Nel mondo in cui viviamo, questa città è il grande amore dell’occhio. Dopo, tutto è delusione. Una lacrima anticipa quello che sarà il futuro dell’occhio.

— Iosif Brodskij a Venezia, Fondamenta degli Incurabili [via ancheoggisidormedomani]

10:28pm
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Detail of the Master of the Parrot’s Suicide of Lucretia,1525

Detail of the Master of the Parrot’s Suicide of Lucretia,1525

9:56pm
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Ebbi un sogno bizzarro: non solo baciavo il collo di Carla, ma lo mangiavo. Era però un collo fatto in modo che le ferite ch’io le infliggevo con rabbiosa voluttà non sanguinavano, e il collo restava perciò sempre coperto dalla sua bianca pelle e inalterato nella sua forma lievemente arcuata. Carla, abbandonata fra le mie braccia, non pareva soffrisse dei miei morsi. Chi invece ne soffriva era Augusta che improvvisamente era accorsa. Per tranquillarla le dicevo: «Non lo mangerò tutto: ne lascerò un pezzo per te».

— Italo Svevo, La coscienza di Zeno [via consquisiteparole]

September 8, 2014 at 10:00am
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A manuscript page from Gore Vidal’s Myra Breckinridge [via theparisreview]

A manuscript page from Gore Vidal’s Myra Breckinridge [via theparisreview]

September 7, 2014 at 6:00pm
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Niente ci irrita come battersi contro un fantasma.

— Adolfo Bioy Casares [via lalunaditraverso]

12:00pm
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Egon Schiele, Seated Nude in Violet Stockings, 1910

Egon Schiele, Seated Nude in Violet Stockings, 1910

10:00am
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Penso, passeggiando con Federico un giorno di primavera, che andrò a camminare con X, troverò un laghetto o una piscina fredda, ci nuoterò dentro con le palle al vento e farò i miei porci comodi con il suo bel culo rotondo. Lascio che la fantasia si esaurisca, e che cosa importa? X non c’è, e se mi trovassi davanti a un laghetto freddo in questo periodo dell’anno non mi andrebbe né di nuotare né di fare altre cose che sembro volere tanto, però è come se ci fosse nella mia testa un paese, una paese infantile dove vige un’assoluta tolleranza sessuale e che non ha niente a che vedere con i fatti della vita come li conosco io. Quello che mi interessa però sono le contraddizioni della mia natura, nella natura di chiunque, la loro grandiosità: che nel giro di pochi minuti io provi una vergogna schiacciante e poi nuoti in una sorgente purissima di autostima e sicurezza che zampilla come una fonte in un laghetto. E nel dormiveglia mi domando se non soffra di una visione distorta, cruda delle donne, quelle creature del mattino, per cui le vedo come predatrici, armate di coltelli affilati.

— John Cheveer, Una specie di solitudine [via ancheoggisidormedomani]

September 6, 2014 at 12:00pm
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Franz Kafka, by Piotr Dumala [via theparisreview]

10:00am
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Scrivere è certamente un modo astuto per evitare di ‘fare’; intorno a me la gente si preoccupa di vivere, ha famiglia, percepisce stipendi, si ammala e muore. Oh, anch’io percepisco stipendi, ma si può chiamare stipendio quanto si ottiene in cambio di ‘scrivere’? Via, non diciamo sciocchezze. Probabilmente scrivere è il modo di frodare che tiene chi è nato ladruncolo o truffatore, ma non ha abbastanza coraggio per delinquere su grande scala. Se fossi onesto, fabbricherei monete false – deve essere un lavoro da grande artista – o ricatterei facoltose coppie con figli scapestrati, o semplicemente aspetterei di notte il rientro di gentiluomini affezionati alla vita: «O la borsa o la vita», vecchia e nobile sentenza, piena di acute allusioni filosofiche, e forse progettata da un’intelligenza non ignara del divino. Ma io sono vigliacco e claustrofobo: non posso tollerare la prospettiva della galera, luogo tradizionalmente chiuso: soprattutto, avrei paura delle mie vittime. Io derubare – chi? Dovrei trovare una vittima più indifesa e codarda di me: sono certo che sarebbe uno scrittore; ma non si può mica sperare di incontrare sempre e solo scrittori.

— Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

September 5, 2014 at 6:56pm
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Bad Girls Go To Hell (1965)

Bad Girls Go To Hell (1965)

6:38pm
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One hears murmurs against Mussolini on the ground that he is a desperado: the real objection to him is that he is a politician. Indeed, he is probably the most perfect specimen of the genus politician on view in the world today. His career has been impeccably classical. Beginning life as a ranting Socialist of the worst type, he abjured Socialism the moment he saw better opportunities for himself on the other side, and ever since then he has devoted himself gaudily to clapping Socialists in jail, filling them with castor oil, sending blacklegs to burn down their houses, and otherwise roughing them. Modern politics has produced no more adept practitioner.

— H.L. Mencken (August 3, 1931)

August 10, 2014 at 6:00pm
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Whenever you greet in passing or fall into step with a woman you know (your wife included), you tip your hat. In fact, the tip of the hat is a must for all brief exchanges with women, known or unknown. A man rates your hat-lift, too, when he has performed some service for the woman you’re with—when he’s given his bus seat to your wife, for instance (in which case you should give him a card to your psychiatrist, as well).

— Esquire Etiquette: A Guide to Business, Sports, and Social Conduct (1954)

5:19pm
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1912 Rejection Letter for Gertrude Stein’s “The Making of Americans”

1912 Rejection Letter for Gertrude Stein’s “The Making of Americans”